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Intervista a Daniele Turini responsabile del settore eCulture del Museo storico di Basilea

Natascha Fioretti

Mentre a livello internazionale le nuove tecnologie e le opportunita digitali sono entrate a far parte della vita e della programmazione museale già da qualche anno, in Svizzera si tratta di una realtŕ ancora piuttosto recente di cui perň le mostre e le diverse iniziative raccontano una fervida fase di sperimentazione. Un tempo custodi e curatori di oggetti e collezioni, oggi sempre di più i musei sono luoghi di socializzazione, incontro, scambio, dialogo con e tra diversi pubblici. A fare da collante un nuovo modo di intendere la comunicazione che propone contenuti interessanti e accessibili ad un pubblico sempre più esigente, tecnologico e frammentato. Tra i musei che in Svizzera guardano avanti, in particolare ad un futuro in cui mondo analogico e digitale convivono unendo sapere, memoria, cura degli oggetti e innovazione, c’e il Museo storico di Basilea. Ne abbiamo parlato con Daniele Turini, responsabile del settore eCulture del museo, il quale ci ha raccontato della sua strategia e della prossima mostra dedicata a Erasmo da Rotterdam che raccontera il grande teologo e filosofo attraverso la realta aumentata.

Daniele Turini, che cosa significa essere responsabile del settore eCulture, qual è il suo ruolo?

L’eCulture rappresenta la componente digitale che quotidianamente caratterizza la vita dei musei introducendo importanti elementi innovativi non solo nella comunicazione e trasmissione dei messaggi ma anche nel modo in cui il museo sempre di più gioca un ruolo fondamentale: intrattenere il pubblico.

Quanto contano i media digitali e i social network nelle vostre mostre?

Utilizzare i nuovi media e le nuove tecnologie per rendere accessibili i nostri contenuti ad un pubblico più ampio, rientra nel nostro mandato. Vogliamo instaurare un dialogo e uno scambio con i nostri visitatori, e in questo, seppur i nuovi media siano decisivi, essi rappresentano solo un elemento che insieme ad altri contribuisce ad abbattere soglie e limiti nella fruizione dell’offerta museale. Per coinvolgere nuovi pubblici e necessario parlare un linguaggio inclusivo che sia accessibile a molti. In questo discorso gli smartphone, che in molti casi permettono al visitatore di interagire con gli oggetti in mostra o le attivita del museo, giocano un ruolo importante.

Siete stati i primi in Svizzera ad organizzare un Tweet up: di che cosa si tratta?

E un incontro-dibattito su Twitter che chiunque puň seguire usando l’hashtag scelto dagli organizzatori. Nel 2013 il Tweet up nel nostro museo era ancora nella fase sperimentale, oggi e una realta assodata che fa parte della nostra programmazione e attira un pubblico che abitualmente non visita le nostre mostre. I Tweet up infatti hanno luogo nella fascia serale, in un orario in cui i musei sono chiusi, dando a chi lavora la possibilitŕ di partecipare e a noi di costruire una nuova nicchia di interesse e di pubblico.

Quanto è importante costruire una comunità?

Cio che conta e non ridurre il concetto di comunita alla sola sfera digitale. Una comunita si puo costruire in tanti modi e molto dipende dall’offerta del museo. Mi riferisco alle nostre matinée del mercoledi, una sorta di colazione al museo pensata per un pubblico over 60 coinvolto in attivita ludiche correlate alle nostre mostre. E un esempio concreto di come il nostro museo sia improntato al dialogo e alla costruzione di una comunita non solo nel mondo digitale ma anche in quello analogico.

Per questo pensa che il museo del futuro sarà al tempo stesso tradizionale e moderno?

Oggi quando si parla di media digitali, molte persone temono che questi dissolveranno quelli analogici. In realta assistiamo e assisteremo sempre di più ad uno scambio tra i due ambiti e musei come il nostro, che vantano una lunga e ricca tradizione, trarranno sempre un vantaggio dal combinare digitale e analogico. La sfida sta nel trovare nicchie di interesse in cui l’uno valorizzi l’altro. Di certo non faremo mai a meno degli oggetti che sempre costituiranno l’anima delle collezioni e dei musei che li ospitano e preservano.

Qualche esempio concreto?

A maggio una mostra renderŕ omaggio a Erasmo da Rotterdam. Grazie alla realta aumentata gli oggetti della nostra collezione saranno presentati sotto nuove spoglie e tramite lo smartphone e un codice QR i visitatori potranno accedere ad informazioni supplementari sulla sua figura, le sue opere, e molto altro.

L’utilizzo dei nuovi media e dei social network non porta a una banalizzazione dei beni culturali?

Nel lungo termine, sia nel contesto digitale, sia in quello analogico la ricetta vincente e rivolgersi a pubblici diversi, attirare nel proprio museo persone che non vi sono mai state prima. E seppure il linguaggio cambi, molte volte si frammenti e si semplifichi, difficilmente si arriva ad una banalizzazione perché di fondo c'è sempre la conoscenza, il sapere e l’esperienza di chi opera in un museo.

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